Chi sono

Per coloro che non capiscono chi sono e per quale ragione mi affatico e per coloro che seguendomi, potrebbero non vedere in pienezza
Dopo aver avuto un incontro personale, autentico e potente con Gesù, divenni sempre più affamato dello Spirito, disperato di vedere la potenza di Dio operare oggi, desideroso di vedere le vite cambiate e non riuscivo a trovare ciò laddove mi era stato detto che avrebbe dovuto essere.
Quello che vedevo era torpore, mentre io ero pieno di fervore. Le persone sembravano soddisfatte, ed io avevo invece fame di conoscere sempre più il Dio vivente che avevo incontrato.
Ero un pesce fuor d’acqua e non trovavo la mia collocazione. Sapevo che i sacerdoti erano i discepoli e i vescovi i successori degli apostoli. Ma io chi ero? Io ero un discepolo, qualcuno che Gesù aveva chiamato a seguirlo e dunque a ragione discepolo, ma non c’era una categoria nella chiesa in cui potessi rientrare.
Il mio vescovo di allora credeva che ciò che mi era accaduto fosse vero, ma anche per lui non c’era una “scatola” ad hoc dove collocarmi. Avevo 22 anni… allora.
Ma il Signore, nella Sua misericordia, mi aveva chiamato, non per silenziarmi, ma per inviarmi. Non per domare il fuoco, ma per alimentarlo. Mi aveva incendiato e mi aveva inviato con una spada in bocca e un mantello sulle spalle.

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Vedo ciò che gli altri non vedono. Sento ciò che gli altri hanno dimenticato.
Non posso restare in silenzio.
Il momento è ora. La chiamata è chiara. Oggi ho 55 anni!
Anni fa, Suor Briege McKenna profetizzò su di me: “Tu sei un Giovanni Battista sia per il clero che per i laici.”
Quelle parole sono rimaste incise in me da allora. Come Giovanni, non sono qui per adulare il sistema, ma per chiamarlo al pentimento, al rinnovamento e alla restaurazione. Viviamo in un tempo di crisi e di opportunità.
La Chiesa sta perdendo membri. Il mondo affoga nella confusione eppure il Corpo di Cristo rimane in gran parte impreparato.
Abbiamo formato generazioni a ricevere i sacramenti, ma non a camminare nello Spirito. Abbiamo catechizzato senza inviare, formato senza rilasciare, studiato senza mandare sul campo. Documenti eccellenti sono sepolti sotto la polvere, mentre i santi rimangono passivi e il fuoco si spegne.

Questo non è un atto di critica. È un invito all’azione.
In Efesini 4,11-13 ci viene detto che Cristo stesso ha dato apostoli, profeti, evangelisti, pastori e insegnanti per preparare i santi all’opera del ministero e per edificare il Corpo di Cristo.
Quel progetto è biblico, essenziale e cattolico.
Eppure, quanti cattolici conoscono in quale ruolo sono chiamati a funzionare?
Quanti sacerdoti sono stati formati per discernere e rilasciare i doni dello Spirito nei loro fedeli?
Quanti vescovi hanno dato potere a pionieri apostolici, intercessori profetici, evangelisti o insegnanti nelle loro diocesi?
La verità è questa: il ministero dei cinque doni non è stato negato, ma ignorato.
Il risultato?
Una Chiesa strutturalmente solida, ma spiritualmente limitata.
Un esercito battezzato, ma mai formato ed equipaggiato a muoversi nello Spirito Santo.
È una chiamata profetica, una fondazione teologica e una mappa pastorale per attivare ciò che Cristo ci ha già dato. Non si tratta di minare la gerarchia, ma di adempiere al proprio ruolo dato da Dio: “Per equipaggiare i santi per l’opera del ministero.” (Ef 4,12)

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Leggete, pregate su questo messaggio. Portatelo dove volete!
Lasciate che risvegli ciò che potrebbe essere stato sepolto.
Sfidare ciò che potrebbe essere diventato troppo comodo.
Chiamare non solo a preservare la fede, ma a riaccenderla.
Lo Spirito Santo non è cambiato.
Il raccolto non è mai stato così maturo.
Il Corpo aspetta.
Il momento è ora.
Sto scrivendo queste parole con il fuoco nelle ossa.
Non per rabbia, ma per urgenza. Non per attaccare la Chiesa, ma per svegliarla. Parlo non come un teologo avvolto in strati accademici, ma come un uomo che arde di un fuoco che non riesce più a contenere.
Questo è un appello dal deserto!
Un grido alla gerarchia ed ai laici allo stesso modo: il tempo è scarso!

Per troppo tempo abbiamo sepolto la Parola vivente di Dio sotto pile di linguaggio ecclesiastico. Abbiamo confuso formazione con informazione, come se l’obiettivo fosse semplicemente superare gli esami anziché trasmettere il fuoco dello Spirito.
Abbiamo cresciuto generazioni che sanno come genuflettersi, ma
non sanno come andare in tutto il mondo e predicare il Vangelo.
Siamo bravi a mantenere strutture, ma abbiamo fallito nel preparare i santi.
Il risultato?
Una Chiesa piena di spettatori invece di soldati.
I laici formati per sedere, non inviati per servire.
Un corpo con molti membri, ma la maggior parte addormentata.
La tragedia non è che alla Chiesa manchi il ministero apostolico;
la tragedia è che lo abbia dimenticato.
Il piano c’è: Efesini 4,11–13 è chiaro come il giorno.
Cristo ha dato alla Chiesa apostoli, profeti, evangelisti, pastori e dottori
per preparare i santi al lavoro del servizio e per edificare il Corpo di Cristo.

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Ma cosa abbiamo fatto con questo dono?
Dove vengono formati i profeti?
Dove vengono inviati gli evangelisti?
Dove vengono riconosciuti per discernimento gli apostoli?
Perché la parola “pastore” si applica solo a un prete, quando la Scrittura la usa in modo molto più ampio?
Non ci manca il dono nella Chiesa, manca il riconoscimento, e, peggio ancora, manca il rilascio. Questo è un richiamo all’attenzione. Una sfida a una Chiesa che è troppo comoda a mantenere le cose in ordine, mentre il mondo intorno a lei entra nel caos. Non possiamo più permetterci di giocare sul sicuro. Gesù sta tornando per una Chiesa senza macchia o ruga, non per una Chiesa vestita elegantemente ma spiritualmente paralizzata. Non siamo stati battezzati per la manutenzione, ma
per la missione.

I sacramenti non sono trofei; sono strumenti, e se non prepariamo i santi, stiamo direttamente disobbedendo alla Parola di Dio. Il raccolto è abbondante, ma i lavoratori sono pochi, non perché Dio non abbia chiamato, ma perché la Chiesa non ha preparato. E la preparazione non né semplicemente accademica! La preparazione è mediante lo Spirito Santo!
Queste parole sono il mio grido. Non dal comfort di una torre d’avorio, ma
dal margine della Chiesa. Dai margini, dall’ispirazione dello Spirito,
da un ritorno che sa cosa significa essere perduti e cosa significa tornare a casa, trovando ancora il fuoco mancante. Scrivo per i perduti, per coloro che non sentiranno mai il Vangelo se il popolo di Dio non sarà preparato a proclamarlo.
È ora di preparare i santi.
È ora di risvegliare il Corpo.
La Chiesa non può aspettare.
Il mondo non può permetterselo,
e il Signore della messe sta chiamando.
Non ho scelto questo messaggio.
È lui che ha scelto me.
Equipaggiare la Chiesa
Il Piano: Efesini 4 e la Missione della Maturità
La Chiesa non ha bisogno di inventare un nuovo modello come il prete Dj, cantante o ballerino! Grazie. Anche no!…
Il piano è già stato dato, inciso con inchiostro divino sulle pagine della Sacra Scrittura.
Non dobbiamo creare un nuovo metodo per dotare i credenti. Dobbiamo semplicemente tornare al piano di Dio, con audacia, fedeltà e senza compromessi.
Quel piano è descritto in Efesini 4,11–13:
“E egli ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e insegnanti, per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministero, per l’edificazione del corpo di Cristo, fino a che tutti raggiungiamo l’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, a piena maturità, all’altezza della statura della pienezza di Cristo.”
Non si tratta di un pensiero passeggero. È una strategia missionaria centrale dal cuore di Dio: dotare i santi affinché il Corpo di Cristo maturi, diventi unito e rifletta la statura completa di Gesù Cristo. Qualsiasi cosa che sia meno di ciò è immaturità spirituale. Qualsiasi altra cosa è deriva missionaria.
Cinque Ruoli, Un Solo Obiettivo
Questi cinque ruoli sono doni dello Spirito Santo: apostoli, profeti, evangelisti, pastori e maestri o insegnanti, e non sono titoli di un’élite.
Sono doni di grazia, dati da Cristo stesso dopo la Sua risurrezione e ascensione (vedi Efesini 4,7–10).
Non sono riservati ai pochi ai vertici della Chiesa. Sono per l’intera edificazione del Corpo eppure oggi, quanti cattolici hanno mai sentito qualcuno predicare su questi versetti?
Quante parrocchie stanno formando consapevolmente le persone in una di queste cinque dimensioni della chiamata?
Quanti vescovi e sacerdoti vedono parte del loro ruolo nel discernere, formare e rilasciare questi doni tra i laici?
Troppo spesso, abbiamo ridotto Efesini 4 a una nota teologica, invece di riconoscerla come l’architettura apostolica della Chiesa.
Il risultato?
Abbiamo insegnanti che passano contenuti ma non la Persona di Gesù, evangelisti senza fuoco, profeti senza discernimento, pastori senza pecore e apostoli senza mandato o in catene.
Il Corpo di Cristo soffre non perché Dio non abbia provveduto, ma perché la Chiesa non ha attivato ciò che Dio ha già dato.
Lo scopo: equipaggiare i Santi
La parola usata da Paolo per “equipaggiare” in greco è ‘katartismon’, una parola che significa riparare, preparare e rendere utile pienamente.
È la stessa parola usata per riparare le reti da pesca in Matteo 4,21.
Il ministero di questi cinque doni serve a riparare il Corpo di Cristo dove è lacerato, e a preparare il popolo di Dio a svolgere il lavoro del ministero, non semplicemente a parteciparvi.
Lascia che questa verità affondi dentro di te:
Il compito del ministero dei cinque doni non è quello di svolgere tutto il ministero, ma di dotare gli altri a farlo.
Questo demolisce la mentalità passiva dei “banchi”.
Sfida il modello di chiesa basato sulla performance, dove pochi fanno tutto mentre molti guardano.
Il modello dei cinque doni ministeriali decentralizza il ministero e lo rilascia nelle mani di ogni credente.
Satana odia tutto ciò.
Ed il clericalismo lo ignora.
Perché, nel momento in cui i santi sono equipaggiati, la Chiesa diventa inarrestabile.
Maturità, Non Manutenzione
Efesini 4 ci dice che il risultato del ministero di questi cinque doni è la maturità, l’età spirituale adulta nella Chiesa.
Ci conduce alla “misura della statura della pienezza di Cristo.”
Ma senza di essa, il Corpo rimane stentato e fragile, facilmente agitato da “ogni vento di dottrina” (v.14).
Suona familiare?
Cosa vediamo oggi?
• Cattolici facilmente influenzabili dagli influencer dei social media.
• L’ascesa di un tradizionalismo tossico e di un elitismo spirituale.
• Il crollo della fiducia nella leadership della Chiesa.
• Il laicato indifferente o eccessivamente dipendente.
Questo non è un problema di maturità. È un problema di formazione e, di conseguenza, di mancanza di esercizio dei cinque doni che costituiscono la Chiesa.
Dio non ha mai pensato che fossimo portati solo dal clero.
Siamo stati fatti per essere sostenuti da una Chiesa pienamente equipaggiata con apostoli per guidare, profeti per udire, evangelisti per proclamare, pastori per prendersi cura e insegnanti per radicare nella verità.
Questo è il piano. Lo ignoriamo a nostro rischio.
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Apostoli: Gli Inviati
Nella mentalità cattolica, la parola apostolo è spesso riservata ai Dodici e ai loro successori, i vescovi, giustamente in termini di successione e governance.
L’ufficio apostolico protegge il deposito della fede e custodisce l’unità della Chiesa, ma la chiamata apostolica è più grande e superiore all’ordinazione episcopale.
La parola greca *Apostolos* significa semplicemente “colui che è inviato.” È una funzione, non un titolo.
Nella Scrittura, gli apostoli erano missionari, fondatori di chiese, costruttori di nuove opere, iniziatori di movimenti.
San Paolo non faceva parte dei Dodici, eppure ardeva di fuoco apostolico.
Oggi, molti vescovi funzionano apostolicamente in titolo, ma non sempre nella pratica.
Intanto, molti laici, missionari ed evangelizzatori portano un’unzione apostolica senza nome, senza riconoscimento e senza rilascio ufficiale.
La gerarchia detiene l’ufficio, ma lo Spirito Santo continua a dare il dono, ed esso è per l’edificazione di tutta la Chiesa, non solo per la governance delle diocesi.
Dobbiamo formare e rilasciare laici apostolici per andare là dove la Chiesa non è ancora pienamente presente.
Abbiamo bisogno di imprenditori del Regno, non solo di gestori dei sacramenti.
Profeti: La Voce di Dio
Nella tradizione cattolica, i profeti sono di solito figure bibliche come Isaia, Geremia, o mistici e santi occasionali come Caterina da Siena.
Raramente si considera che la profezia è per oggi (1 Cor 14,1) e che lo Spirito parla ancora attraverso il Suo popolo.
La gerarchia può riconoscere la possibilità di profeti, ma raramente crea spazio per loro.
Molte voci profetiche nella Chiesa vengono messe da parte, etichettate come emotive o considerate disruptive.
Ma la Chiesa sta morendo senza il fuoco profetico.
I profeti non sono solo coloro che parlano del futuro, sono disturbatori di una religione morta, chiamanti al pentimento e voci che gridano nel deserto.
Mantengono onesta la Chiesa. Sono la coscienza del Corpo.
Finché non smetteremo di confondere la profezia con la disobbedienza, e non cominceremo a formare cattolici profetici capaci di ascoltare, discernere e parlare sotto autorità spirituale, la Chiesa continuerà a derivare verso la formalità senza il fuoco dello Spirito Santo.

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EVANGELISTI
Evangelisti: L’Ufficio Dimenticato
La Chiesa ha una teologia di evangelizzazione, ma non sempre una cultura di evangelisti.
Parliamo di nuova evangelizzazione, eppure raramente formiamo evangelisti, coloro che sono unicamente dotati per proclamare la Buona Novella con chiarezza, audacia e frutto.
Al contrario, ci affidiamo ai programmi parrocchiali e speriamo che la gente venga.
Produciamo documenti, ma non discepoli.
Gli evangelisti sono la risposta di Dio all’indifferenza.
Sono la risposta del Cielo a un mondo che muore.
Alcuni sacerdoti operano in questo ruolo, ma molti evangelisti cattolici sono laici, predicatori di strada, missionari, creatori digitali, e non ricevono alcuna formazione ufficiale, nessuna commissione liturgica, nessun riconoscimento come parte vitale della struttura della Chiesa.
Gli evangelisti devono essere formati, potenziati e rilasciati, non marginalizzati come laici troppo zelanti. Ma non si formano in una università, piuttosto ai piedi e alla presenza di Gesù.!
Se la Chiesa ignora gli evangelisti, i perduti non ascolteranno mai il Vangelo.
Pastori e Maestri: Gli Ascoltatori e Costruttori Quotidiani
In Atti 13, ci sono “profeti e maestri” riuniti ad Antiochia.
Il ministero dell’insegnamento era essenziale per le fondamenta della Chiesa.
Timoteo e Tito erano giovani insegnanti e pastori di comunità emergenti.
Paolo ordina a Timoteo di “svolgere l’opera del pastore” (letteralmente, “guardiano”) e di insegnare fedelmente dottrina sana.
Sì, i ministri ordinati ricoprono l’ufficio, ma i doni pastorali e di insegnamento erano presenti in tutto il Corpo.
Nel secondo secolo, i Padri della Chiesa come Ireneo continuarono l’opera del maestro, difendendo la verità, radicando i fedeli e combattendo l’eresia.
Non lo facevano però da soli. La Chiesa crebbe perché le persone erano equipaggiate, non solo informate.
Abbiamo la Struttura, Ora Ci Serve il Fuoco
Lasciate che dica chiaramente, come amante della Parola che rispetta la gerarchia, anche se molti non capiscono perché ascoltano con i tappi religiosi negli orecchi e non vedono per le bende del pregiudizio agli occhi:
La Chiesa cattolica ha preservato la struttura della prima Chiesa.
Ma non ha preservato l’attivazione della prima Chiesa.
Abbiamo la successione apostolica, ma non il fuoco apostolico.
Abbiamo la teologia, ma mancano i profeti.
Abbiamo strategie di evangelizzazione, ma non evangelisti.
Abbiamo i pastori come titolo, ma molte pecore sono ancora senza pastore.
Abbiamo insegnanti con lauree, ma pochi capaci di far vivere la Parola.

 

Il fuoco non si è spento.
Semplicemente, abbiamo smesso di alimentarlo.
Questo è il Tempo della Restaurazione
Tu sei come Giovanni Battista per il clero e per i laici!
Quando suor Briege McKenna pronunciò quelle parole su di me, non capivo appieno cosa il Signore intendesse dire.
Ma ora so: significa gridare per il ritorno di ciò che è stato dimenticato.
Non si tratta di una Rivelazione Privata o di una Nuova Rivelazione, ma di una Rivelazione Trascurata.
Significa essere disposti a dare l’allarme quando altri restano in silenzio.
Significa preparare la Chiesa a un’onda di rinnovamento che non verrà da un maggior numero di programmi, ma da un popolo equipaggiato dallo Spirito nella Parola, unto e inviato.
Il ministero dei cinque doni non è stato una fase della Chiesa. Era ed è il Fondamento, e la prima Chiesa non sopravvisse solo con le strutture. Prosperò perché ogni membro era in missione.
È ora di tornare non solo alla forma, ma anche al fuoco.
Cosa è andato storto?
“Voi gente dura di cuore! Sempre opponete resistenza allo Spirito Santo, come già fecero i vostri padri.” (Atti 7,51)
Arriva un momento in cui la verità deve essere detta, per quanto possa essere scomoda. Questo è quel momento.
Il quintuplice ministero: apostoli, profeti, evangelisti, pastori e insegnanti, è stato dato da Cristo per equipaggiare i santi e far maturare la Chiesa.
Era visibile nel Nuovo Testamento, attivo nella prima Chiesa, e confermato dallo Spirito Santo.
Allora, cosa è successo?
Perché manca nella nostra formazione?
Perché tanti di coloro che appartengono a Dio restano non equipaggiati e passivi?
La risposta è dolorosa ma necessaria:
Abbiamo resistito allo Spirito Santo.
Proprio come Stefano gridò in Atti 7, anche noi dobbiamo gridarlo:
“Gente dura di cuore! Sempre opponete resistenza allo Spirito Santo, come fecero i vostri antenati!”
Questo non è un’accusa contro gli individui. È un’accusa profetica di un sistema che ha scambiato il fuoco per la forma, la struttura per lo Spirito, e la cura per la missione.
Vescovi, sacerdoti, teologi e laici svegliatevi.
Ciò che Dio ha dato per la vita della Chiesa è stato sepolto sotto strati di paura, controllo e distacco teologico.
Esponiamo cosa è andato storto.
Da Movimento a Monumento
La Chiesa iniziò come un movimento ardente di potenza, guidato dallo Spirito, operante in slancio apostolico, ma lentamente, nel corso dei secoli, la Chiesa divenne un monumento costruito per preservare, non per spingere avanti.
Con la persecuzione arrivò la prudenza.
Con la crescita istituzionale arrivò il controllo.
Con le eresie arrivò la rigidità.
Ogni passo verso una chiarezza istituzionale era comprensibile, ma da qualche parte lungo il percorso, il nucleo carismatico fu soffocato.
Ciò che iniziò come un fuoco divenne una formula.
Ciò che iniziò come una famiglia divenne una fortezza e, nel tentativo di proteggere l’ortodossia, abbiamo soffocato l’opportunità.
Costruendo muri di difesa, abbiamo escluso i doni che Dio ci ha dato.
Clericalismo: Il Grande Sepolcro
Il clericalismo non è solo un atteggiamento sbagliato. È una malattia spirituale, e presume che Dio operi solo attraverso gli ordinati, che il clero debba controllare ogni ministero, e che i laici siano da formare ma mai da rilasciare.
Ne parlo per esperienza e battaglie personali.
Questa mentalità ha sepolto il ministero quintuplice:
– Gli apostoli sono sostituiti da amministratori.
– I profeti sono liquidati come instabili.
– Gli evangelisti sono invitati a calmarsi.
– I pastori sono definiti solo dalla parrocchia.
– Gli insegnanti sono limitati a ciò che possono o non possono dire.
Ho incontrato giovani uomini e donne pieni di visione, solo per essere invitati a “aspettare”, “sottomettersi” o “passare attraverso i canali appropriati”.
Non sono contrario all’ordine, ma quando l’ordine uccide l’obbedienza, non stiamo più servendo Dio, ma un sistema.
Il ministero quintuplice non è mai stato destinato a essere ostaggio degli ordini sacri.
Era destinato a fluire liberamente attraverso il Corpo di Cristo.
Paura del Carismatico
Un’altra ragione per cui il ministero quintuplice è stato represso è la paura dell’elemento carismatico, una sospettosità verso tutto ciò che si muove al di fuori del rigido calendario liturgico o del quadro teologico.
Profezia? Pericolosa.
Evangelizzazione? Protestante.
Piantare chiese apostoliche? Dirompente.
Predicazione ispirata dallo Spirito Santo o guarigione? Incontrollabile.
Laico con fuoco? Minaccioso.
Questa paura ci ha portato a costruire recinti attorno alla grazia e, così facendo, abbiamo lasciato un’intera generazione affamata della propria chiamata.
Sì, la dimensione carismatica deve essere valutata attraverso il discernimento, ma mentre opera e non deve essere negata.
Lo Spirito Santo non è disordinato. È dinamico. Non divide, attiva.
Il vero pericolo non è l’eccesso, ma il vuoto, e questo è ciò che molte chiese stanno affrontando ora: banchi vuoti, pulpiti vuoti, cuori vuoti.
Il Risultato: Un Gigante Addormentato
La Chiesa cattolica è un gigante nella storia, nella teologia e nel potere sacramentale, ma è anche addormentata, cullata in una compiacenza di un modello che non equipaggia più né invia.
Abbiamo parrocchie piene di credenti battezzati che non sono mai stati istruiti a:
– Discernere i propri doni spirituali
– Comprendere la propria funzione nel Corpo
– Condividere il Vangelo con coraggio
– Entrare in intercessione profetica
– Guidare gli altri attraverso il discepolato
– Insegnare la Parola con chiarezza e convinzione
Eppure ci chiediamo perché ci sia una crisi vocazionale.
Ci chiediamo perché le persone lascino la Chiesa.
Ci chiediamo perché i giovani non siano appassionati.
È perché li abbiamo addestrati a partecipare alla Messa, ma mai insegnato loro a vivere in missione.
Cari Pastori: Svegliamoci!
Con amore e riverenza, dico questo ai vescovi:
Voi siete i successori degli apostoli, ma alcuni di voi hanno dimenticato come appare un apostolo.
Siete stati ordinati per governare e guidare, ma anche per equipaggiare e rilasciare.
Non siete gestori di riti religiosi. Siete padri di un movimento.
Non resistete allo Spirito Santo.
Non zittite i profeti.
Non addomesticate gli evangelisti.
Smettete di temere ciò che non potete controllare.
Lo Spirito Santo non è vostro servo, Lui è la vostra Fonte.
La Chiesa non appartiene a voi e neppure a noi! Gesù è il legittimo proprietario.
Voi e noi siamo solo amministratori di qualcosa che appartiene a Lui!
Dio sta facendo qualcosa di nuovo nei nostri tempi, ma usa un modello antico e, se la gerarchia si rifiuta di muoversi, Dio susciterà un residuo che lo farà.
Perché il Corpo di Cristo non sarà lasciato senza equipaggiamento.
Non è necessario creare qualcosa di nuovo.
Semplicemente, bisogna smettere di seppellire ciò che Cristo ha già dato.
Chi sono io dunque? Lo Spirito Santo stesso lo attesta: un evangelista che indica Gesù come unico Salvatore e Signore mentre come Giovanni Battista prepara la strada al Signore e a ciò che altri vedranno nei decenni a venire
 
 
Marco Cicoletti
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